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Martedì 13 Novembre 2018

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Turnover mercati dei cambi e derivati su valute e tassi di interesse in Italia

di la redazione
26/09/2016

La Banca d’Italia ha pubblicato i risultati nazionali della consueta indagine triennale sul volume delle transazioni effettuate dalle principali banche residenti sui mercati dei cambi e dei derivati OTC (Over-The-Counter) su valute e tassi di interesse. Sul mercato italiano l’indagine ha riguardato un campione di 34 banche (31 aziende italiane e 3 filiali di banche estere).

Quali sono le principali evidenze? La stima della nostra Banca centrale è tale per cui l’attività di questi intermediari rappresenti tra il 95 e il 97 per cento del valore delle transazioni effettuate sui mercati dei cambi e dei prodotti derivati, una quota analoga a quella del 2013. I dati si riferiscono all’intero mese di aprile e sono stimati su base giornaliera dividendo il totale per il numero dei giorni lavorativi del mese.

Nell’aprile del 2016 il volume complessivo delle negoziazioni in cambi e in derivati su valute riferito all’intero sistema è stato di 378 miliardi di dollari (494 nel 2013). Aggiungendo al mercato dei cambi i derivati sui tassi d’interesse, il volume mensile è stato di 592 miliardi di dollari (994 nel 2013). Il volume delle negoziazioni nel mercato dei cambi ha subito una contrazione di circa un quarto rispetto al 2013 (121 miliardi di dollari), pur aumentando il suo contributo al turnover complessivo al 59,4 per cento (47,6 nel 2013).

Il segmento a termine, rappresentato da outright forwards e foreign exchange swaps, è passato da 334 a 304 miliardi di dollari; il segmento a pronti (spot) è diminuito da 139 a 48 miliardi di dollari. I derivati su valute (currency swaps e options) hanno raddoppiato il loro contributo al turnover complessivo al 4,4 per cento, raggiungendo un volume pari a 26 miliardi di dollari (21 nel 2013).

Il volume dei derivati su tassi d’interesse si è più che dimezzato da 500 a 214 miliardi di dollari e la loro quota sul turnover complessivo è diminuita dal 50,3 al 36,2 per cento. Secondo i dati relativi alle sole banche del campione, lo strumento più diffuso rimane lo swap, il cui volume è preponderante sia nel mercato delle valute (274 miliardi di dollari) sia nel mercato dei tassi (203 miliardi di dollari).

Mentre nel mercato dei tassi i forward rate agreements sono scesi a meno di 3 miliardi di dollari da 188 miliardi nel 2013, nel mercato delle valute gli outright forwards sono cresciuti a 32 miliardi e il loro peso è aumentato al 9 per cento del totale (3 nel 2013). Rispetto al 2013, il volume delle opzioni su tassi ha registrato una riduzione superiore all’80 per cento (3 miliardi di dollari, da 14 nel 2013) e quello delle opzioni su valuta di circa il 20 per cento (13 miliardi di dollari, da 16 nel 2013); nel 2016 il loro peso è stato pari all’1 per cento nel mercato dei tassi e al 3 per cento nel mercato delle valute.

Con riferimento poi al mercato dei cambi il peso dei contratti riferiti all’euro continua ad essere superiore a quello dei contratti denominati in dollari (pari rispettivamente a 82 e 74 per cento nel 2016; 84 e 69 per cento nel 2013), sia nel comparto a pronti sia in quelli a termine. Le transazioni euro/dollaro hanno rappresentato il 69 per cento di tutte le operazioni contro euro (81 per cento se si considera il solo mercato a termine).

Nell’ambito delle negoziazioni relative a valute diverse dall’euro, che rappresentano circa il 18 per cento del totale, risulta nettamente prevalente il dollaro. Il mercato dei tassi di interesse è dominato poi dall’euro, con una quota di contratti pari a oltre il 93 per cento del totale; i contratti riferiti al dollaro hanno rappresentato poco più del 5 per cento, mentre assai modesto è il contributo delle restanti valute.



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