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Martedì 13 Novembre 2018

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Trump eletto Presidente USA: i rischi per il mondo finanziario e assicurativo

di Alessia Argentieri
09/11/2016

Con una vittoria sconcertante, che ha rovesciato tutte le previsioni dell’ultimo periodo e ha aperto la strada a un nuovo, inquietante capitolo della storia americana, Donald Trump si è aggiudicato la vittoria nelle elezioni presidenziali, diventando il 45esimo Presidente degli Stati Uniti.

Gli americani hanno scelto un outsider della politica, un imprenditore miliardario, manifestando un rifiuto deciso nei confronti di un’élite stantia e mummificata, che nella Clinton aveva trovato il suo candidato perfetto, ma mettendo il Paese nelle mani di un personaggio ambiguo ed imprevedibile.

Di fronte a una vittoria di questo tipo, i mercati hanno reagito con una destabilizzazione iniziale, che in Europa ha visto la caduta del FTSE 100 dell’1,4%, seguita però da una stabilizzazione dell'indice relativamente rapida, una volta che il risultato dell’elezione, non previsto da investitori e trader, è stato lentamente digerito dai mercati. Gli investitori si sono mossi comunque verso beni rifugio, in particolare l’oro e lo yen, mentre ha perso terreno l’azionario, anche se in maniera meno accentuata del previsto.

Più complessa invece la situazione sul fronte obbligazionario, dove si teme per i titoli di Stato, dato che lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi sul tratto a 10 anni si è attestato a 159 punti base, dai 147 del finale di seduta di ieri, mentre il tasso del decennale è arrivato all'1,77%, raggiungendo il valore massimo dal febbraio scorso, e salendo di molto rispetto all’1,65% dell'ultima chiusura.

Inevitabile il crollo iniziale del dollaro, man mano che i risultati facevano presagire sempre più chiaramente una vittoria del tycoon americano, anche se la moneta statunitense è riuscita a riprendersi e a riguadagnare nel cambio con le altre valute (cambio euro-dollaro a 1,1). A precipitare al minimo storico è stato invece il peso messicano, che ha perso il 13% del suo valore.

Nel complesso comunque non si è verificata una destabilizzazione dei mercati e delle valute così intensa e pronunciata quanto quella scatenata a giugno dall’effetto Brexit, come invece molti temevano, anche se i rischi per il mondo finanziario e assicurativo rimangono in agguato.

Infatti, "l'elezione di Trump arriva in un momento critico, in cui le politiche fiscali statunitensi hanno assunto maggiore importanza a fronte dell'orientamento meno accomodante della Fed, il settore bancario in Europa rimane molto fragile e alcune nazioni manovrano per cercare di rafforzare il loro posizionamento geopolitico rispetto agli Stati Uniti", ha affermato Quentin Fitzsimmons, gestore obbligazionario globale di T. Rowe Price, sottolineando che "l'unica vera superpotenza mondiale esistente si trova ora di fronte a un grande cambiamento, che potrebbe innescare reazioni di ampia portata e in primo luogo un sostanziale aumento della volatilità".

"Il rischio di più lungo termine dell'elezione di Trump – ha aggiunto Fitzsimmons - è che le apprensioni sul suo programma protezionista potrebbero causare una riduzione delle aspettative di crescita globali, poiché è possibile che gli Stati Uniti finiscano per dover far fronte a uno sfavorevole scenario di rallentamento della crescita e di aumento dell'inflazione".

Trump si è infatti mostrato favorevole a una decisa svolta protezionistica, affermando di voler rinegoziare l'Accordo di libero scambio nordamericano (North American Free Trade Agreement, NAFTA), di non voler firmare l'Accordo di partenariato transpacifico (Trans-Pacific Partnership, TPP) e, addirittura, di voler prendere in considerazione l’uscita del Paese dall'Organizzazione mondiale del commercio.

A sottolineare il rischio di una deviazione di tipo protezionistico è anche Mark Burgess, CIO EMEA & Global Head of Equities della Columbia Threadneedle Investments, che ha affermato: "Il protezionismo in ambito commerciale rappresenta la più grave minaccia relativa a questa elezione, anche in seguito ai rischi inflazionistici che sono già evidenti e che una deriva protezionistica non farà altro che accentuare. Inoltre, se al protezionismo uniamo l’incertezza in termini di politica monetaria e l’allentarsi della stretta fiscale, la situazione non appare una ricetta vincente e non porterà a una riduzione dei tassi".

Infatti, Trump ha promesso un cospicuo abbassamento delle aliquote d’imposta per le persone fisiche e giuridiche, senza però mettere in conto sufficienti misure compensative volte ad aumentare le entrate, con l’inevitabile prospettiva di catastrofici deficit, che secondo le sue previsioni potrebbero venire controbilanciati da una potenziale crescita economica.

C’è anche chi però mette in evidenza gli eventuali vantaggi che potrebbero derivare dall’attuazione delle proposte avanzate da Trump in campagna elettorale: “ La riduzione delle imposte sui redditi delle imprese, l'allentamento della regolamentazione e l'aumento della spesa federale per difesa e infrastrutture potrebbero essere positive, fornendo un leggero stimolo fiscale all'economia statunitense nel breve periodo", ha affermato Alan Levenson, Chief U.S. Economist di T. Rowe Price, mettendo in guardia però sull’eventuale rovescio della medaglia, costituito da "un ampliamento del deficit e un possibile aumento dei tassi d'interesse in assenza di vigore economico".

Per quanto riguarda la Fed poi, come mette in evidenza David Page, Senior Economist di AXA IM, “ci si aspetta che irrigidisca ancora di più la sua politica nel prossimo meeting del 14 dicembre, ma bisognerà vedere se, e in che misura, le condizioni finanziarie derivate dalla vittoria di Trump la indurranno a rinunciare a una mossa di questo tipo”.

Nel complesso, anche se gli elettori americani hanno votato per il cambiamento, tuttavia non è chiaro di quale cambiamento effettivamente si tratterà, dal momento che le proposte di Trump in campagna elettorale sono state caratterizzate dall’incertezza e dall’ambiguità, un’incertezza nella direzione politica che impatta fortemente sui mercati e che ne accentua i rischi di volatilità.



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