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Martedì 13 Novembre 2018

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Struttura finanziaria è troppo sbilanciata sul credito bancario

di Elisabetta Ferlo
28/10/2016

Struttura produttiva e struttura finanziaria sono troppo sbilanciate a favore del credito bancario, dato che la finanza delle imprese fa troppo conto sul debito, e troppo di questo è bancario, come dimostra un approfondimento sviluppato dalla Banca d’Italia nell’ambito un intervento in occasione della Giornata del Credito.

Si palesa quindi una limitata diffusione del capitale di rischio, definito come lo strumento principe per finanziare investimenti dal rendimento elevato ma incerto. Esso consente poi di ridurre i problemi di azzardo morale intrinseci nei contratti di debito, allineando gli interessi dei soggetti finanziati e dei finanziatori e permettendo a questi ultimi di beneficiare degli alti rendimenti dell’investimento in caso di successo.

Il riequilibrio della composizione delle passività finanziarie delle imprese può trarre vantaggio poi dagli incentivi pubblici, viene sottolineato, come la deduzione dal reddito imponibile del rendimento figurativo dei nuovi apporti di capitale (ACE), che secondo evidenze empiriche preliminari ha permesso a numerose imprese manifatturiere di ridurre la propria leva finanziaria in maniera permanente.

Si è poi cercato, con minore successo, di favorire la quotazione in borsa per mezzo di segmenti di mercato dedicati alle piccole e medie imprese e della riduzione degli oneri amministrativi. La strada da percorrere però è ancora molta. Secondo i dati diffusi dall’AIFI nel 2015 gli investimenti da parte degli intermediari tipicamente votati ad offrire capitale di rischio (cioè le società di venture capital e di private equity) sono stati pari ad appena 4,6 miliardi.

Il numero di società non finanziarie quotate, seppure in crescita, rimane piccolo (256, contro le oltre 700 di Francia e Germania) e il loro valore di mercato molto basso in rapporto al PIL (20 per cento, a fronte del 47 e 69 per cento di Francia e Germania, rispettivamente). Alla base di questi ritardi vi è, inter alia, proprio la scarsa rilevanza nel nostro Paese degli investitori istituzionali.



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