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Mercoledì 21 Novembre 2018

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Scommettere contro le catastrofi naturali: i cat bond

di Alessia Argentieri
31/10/2016

Nati dall’esigenza delle compagnie assicurative di ridurre i rischi che derivano dal verificarsi dei maggiori disastri ambientali, i cat bond (catastrophe bonds), le obbligazioni-catastrofe, trasferiscono il rischio dall'assicuratore all'investitore, dal momento che la compagnia di assicurazione emette le obbligazioni attraverso una banca che le vende agli investitori. Si tratta di bond ad alto rischio, di classe BB o B, della durata da uno a massimo tre anni, comprati soprattutto da hedge fund e dai maggiori asset manager.

Qual è dunque la scommessa tra assicuratori e investitori su cui si strutturano i cat bond? Se la catastrofe non si verifica, la compagnia di assicurazione deve pagare agli investitori un interesse, ma se il disastro ha effettivamente luogo, gli investitori perdono tutto o gran parte del capitale, che viene intascato dalla compagnia di assicurazione, per pagare i compensi dovuti agli assicurati danneggiati dalla catastrofe.

Questa tipologia di Risk-Linked Securities è stata introdotta negli anni ‘90, dopo la grave crisi vissuta dal settore assicurativo in seguito alle perdite per l’uragano Andrew, che si abbatté su Florida e Louisiana nel 1992 e per il terremoto di Northrodge, che colpì la California nel 1994. Da allora le emissioni sono aumentate in maniera vertiginosa, soprattutto negli ultimi 10 anni, arrivando a un valore di oltre 20 miliardi di dollari.

Di recente però il mercato dei cat bond ha vissuto dei mesi di contrazione. Infatti, in base a quanto previsto dalla Global Reinsurance Guide 2017, pubblicata dall’agenzia di rating Fitch, i catastrophe bonds hanno visto una fase di declino nella prima metà del 2016, seguita però da un’inversione di tendenza nella seconda metà dell’anno, anche se per il 2017 non si prevede un notevole incremento delle emissioni.

Anche l’Ania sottolinea come l’attività di emissione di cat bonds sia in flessione: nel primo semestre del 2016 si è avuta infatti una riduzione del 35% rispetto all’analogo periodo del 2015, nonostante un primo trimestre più che positivo. Le emissioni effettuate tra il 30 giugno 2015 e il 30 giugno 2016 hanno registrato una raccolta pari a 5,2 miliardi, l’ammontare più basso dal 2011.

“La contrazione – ha spiegato l’Ania – è legata alla maggiore competitività dei riassicuratori tradizionali e all’allungamento delle scadenze dei titoli, che hanno, da un lato, ridotto la frequenza di rinnovo della capacità da parte di alcuni cedenti e, dall’altro, aumentato la porzione dei rischi trattenuta”.



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