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Martedì 13 Novembre 2018

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+38% di redditività per le imprese che adottano sistema di risk management

di la redazione
17/11/2016

Le imprese italiane che adottano un metodo di gestione integrato e trasversale dei rischi presentano una redditività maggiore del 38% rispetto a quelle che non dispongono di un sistema di risk management. È quanto emerge dalla quarta edizione dell’Osservatorio di Cineas, Consorzio Universitario fondato dal Politecnico di Milano, sulla percezione e gestione dei rischi da parte delle medie imprese, realizzata in collaborazione con Mediobanca.

L’indagine ha preso in esame 280 aziende italiane, con un fatturato medio 60 milioni di euro, in cui la quota dell’export ammonta al 45,5% e il numero medio dell’organico è di 156 dipendenti.

Dalla ricerca è emerso come i rischi maggiormente percepiti dagli imprenditori italiani siano quelli provenienti dal mancato rispetto degli obblighi normativi, come la sicurezza sul lavoro, la responsabilità civile per difettosità del prodotto e il rispetto della normativa fiscale. Al terzo posto c'è poi un’area a cui gli imprenditori sono sempre più attenti, quella del cosiddetto cyber risk.

I dati hanno messo in evidenza non solo che le imprese più evolute dal punto di vista della gestione del rischio riportano regolarmente performance economiche (ROI) più soddisfacenti, ma anche che man mano che ci si sposta verso la gestione di rischi che esulano dall’obbligatorietà legale e che riguardano leve competitive come la reputazione, le competenze specifiche, il cyber risk e il rischio di imitazione del prodotto, l’impresa risulta più efficiente in termini economici.

Il settore più virtuoso nella gestione dei rischi è senz’altro quello alimentare, dove i maggiori presidi sono dedicati alla tutela del prodotto contro la contraffazione e alla gestione del rischio reputazionale, coerentemente con un settore che fa dell’autorevolezza del marchio e della sua sicurezza igienico-nutrizionale i propri vantaggi competitivi. Seguono i settori chimico-farmaceutico e meccanico. Relativamente arretrate invece le imprese che producono beni per la persona e per la casa e il settore metallurgico.

Per quanto riguarda i rischi legati al terrorismo, è emerso che l’attuale contesto di crescente incertezza geopolitica ha aumentato la preoccupazione degli imprenditori. Quasi un’impresa su tre (30,7%) teme per i propri dipendenti condizionando la loro mobilità. Le preoccupazioni salgono al 35,7% dei casi quando si parla di supply chain.

E’ sotto il profilo commerciale però che le imprese avvertono i rischi maggiori di instabilità, un’impresa su due infatti (51,3%) vede in pericolo le proprie vendite per una caduta della domanda dovuta all’alterazione che il rischio terrorismo può produrre sulle abitudini di consumo dei propri clienti.

Un’altra tipologia di rischio su cui si è concentrata la preoccupazione delle imprese è quella dei rischi ambientali legati a fenomeni climatici estremi; anche qui ciò che desta maggiore preoccupazione è il profilo commerciale (33,2%), seguito dal rischio di mancata integrità del ciclo di produzione e di approvvigionamento. Sulle calamità naturali però la percezione delle ricadute è più sfumata, anche perché il 61,9% delle imprese gode di una copertura assicurativa, rispetto alla componente terroristica sulla quale solo il 32,6% delle aziende è assicurato.


Dall'indagine è emerso inoltre che a gestire il rischio dell'azienda sono per ora perlopiù consulenti esterni. Nel 76% dei casi per la realizzazione del sistema di gestione del rischio si ricorre infatti a partner esterni, spesso di natura consulenziale. Meno frequente la presenza assicurativa (28,8%).

“Per le compagnie di assicurazione questo dato apre grandi spazi di attività nello sviluppo di servizi di consulenza alle medie imprese per la gestione del rischio, - ha commentato Adolfo Bertani, Presidente di Cineas - anche perché se non lo faranno le compagnie qualcun’altro coglierà questa opportunità".

Solo nel 22,3% dei casi il rischio viene gestito da risorse interne e appena il 4,5% delle aziende ha un risk manager. Il 59,3% delle imprese prevede però di tenere nel prossimo futuro corsi di formazione o aggiornamento in tema di gestione del rischio.



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