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Mercoledì 21 Novembre 2018

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Le assicurazioni non potranno richiedere test genetici

di Alessia Argentieri
27/10/2016

Le compagnie di assicurazione non potranno richiedere o utilizzare test genetici per ottenere informazioni sullo stato di salute degli assicurati, e gli eventuali dati esistenti, risultanti da test genetici effettuati su chi ha stipulato una polizza o su membri della sua famiglia, non potranno essere usati a fini assicurativi, a meno che ci sia una specifica autorizzazione da parte delle legge.

E’ quanto ha deciso il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che ha pubblicato in merito una Raccomandazione specifica, indirizzata a tutti gli Stati membri dell’organizzazione, che vengono invitati a prendere misure concrete per assicurare l’applicazione dei principi espressi nel documento.

Come stabilisce infatti l’articolo 12 della Convenzione per i diritti umani e la biomedicina, primo trattato internazionale di bioetica firmato nel 1997, i test genetici predittivi non posso essere fatti per finalità assicurative.

In aggiunta, il Consiglio d’Europa ha stabilito che gli assicuratori non possono utilizzare i dati personali relativi alla salute degli assicurati senza che questi abbiano acconsentito al loro utilizzo, attraverso un’esplicita dichiarazione da redigere per iscritto. Anche in questo caso comunque, i dati non potranno essere conservati dalle compagnie di assicurazione dopo la scadenza o chiusura di un contratto.

Inoltre, i dati relativi allo stato di salute vanno collezionati e conservati separatamente dagli altri dati non sensibili, e se usati per funzioni di indagine statistica dovranno essere resi anonimi. E’ essenziale poi, secondo il Consiglio d’Europa, che specifiche procedure di controllo interno ed esterno vengano messe in atto per assicurare un’adeguata protezione, sicurezza e confidenzialità di questo tipo di dati.

Il Consiglio d’Europa, nel suo tentativo di tutelare appieno il rispetto della privacy e dei diritti degli assicurati, aggiunge inoltre che, anche quando i dati relativi alla salute siano stati rilasciati pubblicamente, e siano presenti per esempio sui social media o comunque in rete, non potranno essere usati a scopi assicurativi, per valutari rischi e calcolare premi relativi a una polizza.



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