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Martedì 20 Novembre 2018

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La rendita vitalizia nel mercato assicurativo

di Elisabetta Ferlo
21/09/2016

Molto interessante per meglio conoscere il rapporto tra italiani e rendite è la rilevazione statistica annuale condotta dall’Ania sul ricorso alla rendita vitalizia nel mercato assicurativo.

Le tipologie di contratto prese in esame nel periodo di osservazione relativo agli anni di esercizio 2012-2014, sono quelle di capitale con opzione di conversione in rendita e quelle di rendita differita (2° gruppo). Quali sono le principali evidenze? Nel triennio 2012-2014 il numero complessivo dei contratti (di capitale e di rendita differita) giunti a scadenza è stato pari a 2,9 milioni, a fronte di un ammontare di 61,3 miliardi di euro.

Il capitale medio maturato è stato pari a 21.069 euro, di cui 20.379 euro relativamente a contratti di capitale e 31.234 euro relativamente a capitali di copertura di contratti di rendita differita. In merito ai contratti che hanno dato luogo al pagamento della rendita, l'importo medio complessivo dei capitali maturati è stato pari a 38.248 euro; nel dettaglio, i contratti di capitale hanno registrato un ammontare medio pari a 42.249 euro, superiore di oltre 4.000 euro a quello dei contratti di rendita differita (37.752 euro).

Nell’ultimo anno analizzato l’importo medio dei contratti di capitale si è attestato poi a 47.012 euro, l’ammontare più alto mai rilevato, superiore di oltre 5.000 euro rispetto all’anno precedente e di oltre 8.000 euro rispetto al 2012; analogo trend si osserva per quello relativo alle rendite differite, anch’esso progressivamente in aumento dal 2011, quando era pari a 33.891 euro, fino a raggiungere l’importo più alto rispetto agli anni precedenti e pari a 39.413 euro nel 2014.

Dato interessante è poi quello relativo alla propensione alla rendita, il rapporto cioè tra le rendite attivate (sia come numero che come importo) e i contratti in scadenza. Il dato è ancora contenuto specialmente per quanto riguarda i contratti stipulati in forma di capitale.

In termini di numero di contratti, nel triennio la media ponderata del tasso di propensione alla rendita è stata dello 0,274 per cento (0,239 per cento registrato nella precedente edizione della statistica per gli esercizi 2011-2013), a seguito di un numero di rendite erogate pressoché stazionario negli ultimi due anni, in aumento rispetto al 2012, e di una progressiva diminuzione di contratti giunti a scadenza nell’arco del triennio analizzato.

In termini di importi, la media ponderata del tasso di propensione alla rendita è stata dello 0,498 per cento (0,459 per cento registrato nella precedente edizione della statistica per gli esercizi 2011-2013), conseguenza del progressivo aumento nel triennio analizzato degli importi di rendite erogate e di un ammontare invece decrescente degli importi dei contratti giunti a scadenza.

Il Rapporto evidenzia allora come nel 2014 si sono dunque registrati tassi complessivi di propensione alla rendita superiori a quelli del biennio precedente, sia per numero di contratti sia per importo.



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