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Mercoledì 21 Novembre 2018

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La comunità finanziaria italiana chiede a Ue di accelerare su riforme investimenti

di Alessia Argentieri
18/10/2016

“Unione Bancaria, Unione dei Mercati dei Capitali, Piano Europeo di Investimenti (cosiddetto piano Juncker): questi i tre pilastri del cantiere sviluppo in Europa, ma la loro costruzione procede a rilento, tra molti ostacoli e resistenze, mentre l’Ue dovrebbe piuttosto accelerare le riforme per la crescita, antidoto contro gli egoismi nazionali, per far fronte agli shock del presente e del futuro”.

Lo mettono in evidenza i rappresentanti della comunità finanziaria italiana che, con un appello comune di Federazione Banche Assicurazioni e Finanza (FeBAF), Associazione Bancaria Italiana (ABI) e Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici (ANIA) hanno voluto sottolineare la lentezza e inadeguatezza delle riforme messe in atto da Bruxelles nel campo finanziario e degli investimenti.

La necessità di spingere il piede sull’acceleratore per quanto riguarda il piano Juncker è ormai evidente, come ha precisato Luigi Abete, Presidente della FeBAF: “Una mezza Unione Bancaria e una mezza Unione Finanziaria non fanno una riforma, ma restano solo due tentativi rimasti incompiuti. E per quanto riguarda gli investimenti, il pur condivisibile Piano Juncker non basta: da un lato andrebbe adeguatamente rifinanziato, dall’altro accompagnato da una strategia integrata di politiche delle infrastrutture, della competitività e dell’innovazione”.

“Il tema della forte insufficienza degli investimenti – ha proseguito Abete – è globale, europeo ed ancor più italiano e riguarda sia le istituzioni che il mercato. Tutti i soggetti devono capire che soprattutto in questo momento occorre investire di più rispondendo alla nuova domanda di servizi pubblici e privati, assumendone i relativi rischi senza aspettare che ritorni una domanda di investimento per infrastrutture, servizi e prodotti bypassati dalla storia di un mondo che cambia”.

Gli fa eco il Presidente dell’ABI Antonio Patuelli: “Anche se la Vigilanza è unica, le normative in materia di diritto bancario, di diritto dei mercati finanziari, di diritto tributario, di diritto fallimentare e di diritto penale dell’economia sono tutte diverse tra uno Stato e l’altro dell’Ue. Così non si va avanti. Ci sono distorsioni evidenti nell’applicazione di normative differenti. Se non si procede presto a realizzare una legislazione comune nelle materie citate si minano le prospettive di rafforzamento e consolidamento dell’Unione Bancaria”.

“Occorrerebbe interrompere – ha aggiunto Patuelli - la guerra finanziaria in atto fra gli Stati nazionali dell'Ue e cambiare innanzitutto la filosofia dell'Unione Bancaria che sta portando a crescenti conflitti finanziari fra le economie dei vecchi Stati nazionali dell'Unione che deve, invece, crescere insieme, senza scaricare i rischi su altri, ma favorendo il rafforzamento complessivo dei mondi bancari e finanziari d'Europa, come premessa indispensabile per la ripresa dello sviluppo e dell'occupazione".

A ribadire l’importanza del rafforzamento del progetto europeo è intervenuta anche Maria Bianca Farina, Presidente dell’ANIA: “In un momento così critico per l'Europa vogliamo testimoniare la nostra adesione al progetto europeo. Le imprese di assicurazione hanno rappresentato un importante fattore di stabilità durante le gravi crisi finanziarie degli ultimi anni, garantendo ai risparmiatori redditività soddisfacente e stabilità dei risultati. Nel rilancio degli investimenti è determinante il ruolo dell'industria assicurativa che in Europa può favorire un sistema finanziario più ampio ed efficiente anche attraverso la disponibilità al finanziamento dell'economia reale”.

I rappresentanti della comunità finanziaria italiana hanno inoltre messo in evidenza come l’impatto di eventuali revisioni da parte del Comitato di Basilea sui metodi di calcolo del rischio di credito e del rischio operativo avrebbe pesanti ripercussioni non solo in ambito puramente finanziario, ma sull’intero ciclo economico, dato che influenzerebbe la capacità di finanziamento di specifiche attività economiche rilevanti per la ripresa dell’intera economia, con ricadute pesanti sulla competitività dell’economia reale europea rispetto all’andamento di quella mondiale.



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