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Domenica 17 Dicembre 2017

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Italiani e risparmio

di la redazione
31/10/2017

Sono stati pubblicati i risultati della Indagine “Gli Italiani e il risparmio” condotta da Acri e Ipsos per la 93ª Giornata Mondiale del Risparmio del 31 ottobre.

Quali sono le principali evidenze? Il 2017 mostra un “lento ritorno alla normalità”; paura e preoccupazioni, pur ancora presenti, stanno lasciando spazio a un atteggiamento più tranquillo e fiducioso nel futuro.

Anche se permangono forti differenze, soprattutto territoriali, mentre nel Nord Ovest si registrano i principali segni di ritornata fiducia, nel Sud questi segni sono molto poco presenti, quando non del tutto assenti. La situazione economica delle famiglie mostra un trend positivo, dopo l’interruzione dello scorso anno; quelle colpite direttamente dalla crisi sono meno di una su cinque (19% contro il 28% del 2016).

Questa situazione determina un netto miglioramento in termini di soddisfazione rispetto alla propria situazione economica, che torna ai massimi del periodo post-Euro. Gli italiani propensi al risparmio rimangono in percentuali estremamente elevate; sono l’86% (nel 2016 erano l’88%), di questi sono il 37% quelli che non vivono tranquilli senza mettere da parte qualcosa, il 49% coloro che ritengono sia bene fare dei risparmi senza troppe rinunce. Torna ai livelli pre crisi la quota di coloro che preferiscono godersi la vita senza pensare a risparmiare, sono il 12% (+1 punto percentuale sul 2016).

Dopo quattro anni consecutivi di crescita, diminuisce di 3 punti percentuali la quota di italiani che affermano di aver risparmiato negli ultimi dodici mesi, passano dal 40% del 2016 al 37% attuale e aumentano coloro che consumano tutto il reddito (41%, erano il 34% nel 2016). Al contempo diminuiscono le famiglie in saldo negativo di risparmio; dal 25% del 2016 al 21% attuale, perché decresce il numero di coloro che intaccano il risparmio accumulato (dal 19% dello scorso anno al 16% attuale) e diminuisce lievemente anche chi ricorre a prestiti (sono il 5% contro il 6% del 2016).

Tra coloro che hanno risparmiato di più nel 2017 ci sono i giovani (il 41%) mentre le persone fra 31 e 44 anni hanno risparmiato meno (6 punti meno della media della popolazione). Combinando l’andamento del risparmio delle famiglie italiane nell’ultimo anno (2017) e le previsioni per quello futuro (2018), si nota che aumenta il numero di coloro che riescono a “galleggiare” o a migliorare lievemente e si riducono un poco le situazioni problematiche.

Per il 65% degli italiani il risparmio significa attenzione alle spese superflue e agli sprechi: è un atteggiamento di vita, un’attenzione che parte dalle piccole cose e arriva alle più grandi, piuttosto che una costante rinuncia. Si risparmia per il futuro, per tutelarsi personalmente (37%) o – per chi ha figli – per poter pensare al loro futuro (25%). La preoccupazione per il futuro è confermata dal fatto che il 71% dei lavoratori è preoccupato per il proprio domani dopo la pensione.

Tra gli altri motivi per cui si risparmia, il 14% - specie i più giovani – lo fa perché ha in mente un progetto personale, l’8% per un atteggiamento etico, il 7% perché si sente portato come indole, il 4% perché ha in mente un progetto imprenditoriale e vuole avere una propria attività, mentre il 3% perché vi è costretto per ridurre i debiti cumulati. L’80% degli italiani ritiene poi che il risparmio sia utile per lo sviluppo sociale e civile del Paese. Gli italiani sono abbastanza soddisfatti di come gestiscono i propri risparmi (54%), ma pochi si ritengono in grado di individuare l’investimento adatto alle proprie esigenze (il 36%).

Questo è dovuto alla ridotta cultura finanziaria e alla bassa fiducia in leggi e regolamenti che tutelano il risparmio: il 66% ritiene che gli strumenti di tutela siano inefficaci, dato preoccupante, anche se in miglioramento rispetto al 74% del 2016. Molti italiani hanno comunque compreso che devono informarsi sempre di più per essere attori delle proprie decisioni finanziarie. La preferenza per la liquidità è sempre elevata e riguarda più di 2 italiani su 3; chi investe lo fa solo con una parte minoritaria dei propri risparmi. Sembra che l’investimento ideale non esista più.

Gli italiani si dividono in 3 gruppi quasi omogenei: il 33% ritiene che proprio non ci sia (maggioranza relativa, +1 punto rispetto al 2016 e +6 punti percentuali rispetto al 2015), il 31% lo indica negli immobili (+1 punto sul 2016), il 29% indica gli investimenti finanziari reputati più sicuri. Ultimi, con il 7%, sono coloro che indicano come ideali gli strumenti finanziari più rischiosi (-1 punto percentuale sul 2016). Il risparmiatore italiano rimane attento alla (bassa) rischiosità del tipo di investimento, ma in misura minore rispetto agli anni scorsi (dal 44% del 2016 al 39% oggi); cresce invece la rilevanza della solidità del proponente (dal 24% al 30%). Stabile è l’attenzione ad attività che aiutino lo sviluppo dell’Italia (17% vs 18% nel 2016).



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