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Lunedì 24 Luglio 2017

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Italiani e cultura finanziaria

di la redazione
27/06/2017

Le scelte di investimento e risparmio in strumenti e servizi finanziari complessi richiedono che gli investitori siano in grado di valutare le opportunità e i rischi e siano informati sul funzionamento dei mercati e sugli sviluppi normativi.

Lo sottolinea la Banca d’Italia nella propria Relazione annuale in cui riporta anche le evidenze di un’indagine dedicata a rilevare le competenze finanziarie degli adulti, condotta nell’ambito di un’iniziativa promossa a livello G20.

Rispetto ai Paesi dell’OCSE per cui sono disponibili dati confrontabili, il livello di conoscenza dei concetti economici e la diffusione di comportamenti adeguati sono in Italia molto contenuti; l’orientamento verso il lungo periodo appare invece più in linea con le altre economie sviluppate.

L’indicatore che sintetizza i tre aspetti delle competenze finanziarie si colloca per l’Italia a un livello inferiore rispetto agli altri Paesi .

La cultura finanziaria emersa dall’indagine risulta, come in altri Paesi, sia più ridotta tra gli anziani e tra le persone con un basso livello di istruzione. Una parte del divario che risulta dal confronto internazionale è riconducibile proprio alla maggiore presenza in Italia di individui con bassi titoli di studio. Soprattutto con riferimento agli aspetti di conoscenza, emergono inoltre significativi divari di genere.

Secondo i risultati della rilevazione, circa due terzi degli italiani non raggiungono un livello sufficientemente elevato dell’indicatore di conoscenza, a fronte di circa un terzo nella media degli altri paesi dell’OCSE.

In Italia appare minore la consapevolezza dei vantaggi della diversificazione di portafoglio e dei concetti di interesse semplice e composto. Il basso livello dell’indicatore sui comportamenti finanziari risente soprattutto della ridotta presenza nel portafoglio delle famiglie italiane di strumenti finanziari e della minore abitudine a pianificare la gestione delle proprie risorse attraverso un budget familiare.

All’indicatore contribuiscono invece in senso positivo il basso ricorso all’indebitamento e la più alta capacità di coprire le spese con le entrate.

Gli italiani appaiono consapevoli dei propri limiti di conoscenza; oltre metà valuta il proprio livello di cultura finanziaria inferiore a quello medio, rispetto al 20 per cento circa registrato nella media dei paesi dell’OCSE.

Le donne sono particolarmente prudenti nel definire il proprio livello di educazione finanziaria. A parità di altre condizioni, gli individui che valutano basso il proprio livello di competenze sono meno propensi a detenere prodotti di investimento, a ricorrere a forme di indebitamento e ad aderire a piani previdenziali integrativi.

Dal campione emerge tuttavia che il 22 per cento dei soggetti intervistati ritiene di possedere una cultura finanziaria pari o sopra la media anche se, in base alle risposte fornite, risulta sotto la media campionaria dell’indicatore di conoscenza. In Canada e nel Regno Unito, Paesi per i quali si dispone dei dati individuali, la quota di rispondenti che sovrastimano la propria cultura finanziaria è pari rispettivamente al 29 e al 43 per cento. La propensione a sopravvalutare le proprie conoscenze riguarda soprattutto gli uomini, i lavoratori indipendenti, i residenti nelle regioni del Mezzogiorno
e i soggetti con un livello di istruzione medio‑alto.

Chi sopravvaluta le proprie conoscenze è inoltre più esposto al rischio di accettare consigli sbagliati sugli investimenti, di fornire informazioni bancarie in modo imprudente in risposta a email o a telefonate e di subire utilizzi non autorizzati delle proprie carte di pagamento.



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