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Mercoledì 21 Novembre 2018

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Investire nel welfare aziendale incrementa la produttività

di Elisabetta Ferlo
28/11/2016

Sono stati pubblicati da Zurich i risultati della ricerca “Creare valore con gli Employee Benefit”, condotta da SWG, sugli effetti, su profitto e competitività, degli investimenti in Employee Benefit di oltre 175 imprese italiane con più di 100 dipendenti.

L’indagine assume valenza ancora più rilevante in considerazione delle misure appena introdotte dal governo in Legge di Stabilità che rafforzano sensibilmente i benefici fiscali a vantaggio degli strumenti di welfare contrattuale.

Dalla ricerca emerge che le aziende che investono in un sistema di welfare flessibile in base delle esigenze dei dipendenti possono beneficiare di un incremento della produttività nel medio-lungo periodo e di un aumento della retention (grazie alla diminuzione del turnover) con conseguente riduzione dei costi per la ricerca e sostituzione del personale e per la formazione.

I benefit contribuiscono infatti a sviluppare nei dipendenti un maggior senso di appartenenza all’azienda, oltre che un miglior ambiente di lavoro e possono essere uno strumento per attrarre talenti e giovani.

Sono dunque driver della crescita aziendale, in grado di migliorare competitività e dinamismo; sono un attivatore dello sviluppo aziendale, con ricadute di medio e lungo periodo, sia in termini economici, sia a livello di benessere aziendale.

Grazie all’applicazione di adeguate politiche di welfare, il 37,4% delle aziende ha riscontrato un aumento della produttività e il 29,3% una riduzione del turnover del personale. Un investimento in Employee Benefit ha dunque un impatto positivo sui costi diretti dell’azienda, relativi alla sostituzione del personale.

Dalla ricerca emerge che le imprese che registrano un alto tasso di turnover del personale, superiore al 5%, oggi si trovano a sostenere una spesa per ricerca, selezione e formazione dei nuovi assunti che incide per il 17,5% dei costi HR contro il 4,5% fatto registrare in media dalle aziende.

Per contro, per le aziende che hanno introdotto un piano di welfare, l’impatto dei costi diretti del turnover si è ridotto drasticamente attestandosi, in media, all’1,5%, oltre 4 punti percentuali in meno rispetto alle aziende che non si sono attivate in tal senso.

In particolare, la percentuale della spesa in ricerca e selezione del personale e in formazione dei nuovi assunti aumenta rispettivamente del 3,7% e del 5,1% nelle aziende che non offrono piani di welfare, rispetto alle aziende in cui vengono offerti benefit integrativi. L’84% delle imprese che ha implementato un sistema di welfare ha riscontrato poi un miglioramento del clima aziendale.

Analizzando il panorama dei servizi oggi offerti direttamente dalle aziende, emerge che, in oltre il 60% dei casi, si tratta di iniziative attuate in applicazione dei contratti di categoria, ovvero solo il 40% delle aziende interpellate ha introdotto servizi e prestazioni di welfare aziendale integrativi, con un forte divario territoriale.

Se al nord, infatti, la quota di aziende che si è dotata di un piano strutturato si attesta al 42,3%, al sud la percentuale sostanzialmente si dimezza (22%). Forte anche il divario per classe di addetti: tra le aziende che contano più di 500 dipendenti, infatti, a fronte probabilmente di una maggiore capacità economica, la presenza di modelli di welfare integrativi sale al 51,7%, contro il 28,3% delle aziende fino a 250 addetti. Inoltre, solo il 13% delle aziende può vantare la presenza di un sistema integrativo da oltre 10 anni.

Tra le tipologie di benefit oggi offerti dalle aziende, quelli legati alla prestazione lavorativa (ticket pasto, telefoni e auto aziendali) sono i principali: sono infatti previsti nel 98% delle aziende, anche se per il 6% di queste rappresentano di fatto l’unica area di intervento.

Tra le aree oggi più coperte da iniziative di welfare non tradizionali e trasversali ci sono quelle relative ai servizi assicurativi e sanitari e alla previdenza integrativa offerti rispettivamente dall’81,1% e dal 71,4% delle imprese. Nella maggioranza dei casi (circa il 60%) si tratta però di una pura applicazione delle norme e dei contratti di categoria.

Fanalino di coda i servizi per l’istruzione e la cura dei figli presenti in media solamente nel 21,1% delle aziende. Le prestazioni che coinvolgono non solo il dipendente ma anche la famiglia, sono dedicate, mediamente in 9 aziende su 10, solo ad alcune figure professionali e più tipicamente ai livelli professionali intermedi (impiegati e operai).

I benefit previdenziali e assicurativi non previsti dalla contrattazione collettiva invece, sono ad appannaggio, in 6 aziende su 10, dei profili gerarchici più elevati, tipicamente i dirigenti.



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