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Martedì 20 Novembre 2018

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Intervista a Marco Ghilotti, Senior Manager Institutional Clients di Pictet Asset Management

di Alessia Argentieri
09/09/2016

“Un ripensamento nella costruzione dei portafogli in grado di sostenere le passività future deve necessariamente sposarsi con un’analisi extra finanziaria. Solidità degli asset accompagnata da ampia governance, etica del business, investimento in aziende sempre più efficienti sul fronte risorse, sono alcuni dei fattori per una strategia di investimento realmente sostenibile”. E’ questa la ricetta proposta da Marco Ghilotti di Pictet per garantire un futuro sostenibile al settore degli investimenti, come ci ha spiegato il Senior Manager Institutional Clients in un’intervista.

Per quanto riguarda il mercato italiano, ci sono delle tendenze peculiari e specifiche che possono mettere a rischio uno sviluppo organico del settore?
Bisogna tenere presente che l’esperienza italiana è unica nel contesto internazionale: abituati a rendimenti a due cifre dei titoli di stato, la vera e unica diversificazione è stata nel mattone. In altri termini: sicurezza di restituzione del capitale (titoli governativi) e di apprezzamento del capitale investito (immobiliare), liquidità e illiquidità a confronto, forse senza saperlo.

Come si può sfrutturare dunque questa peculiarità tutta italiana e nello stesso tempo conseguire una valida e bilanciata asset allocation?
Dobbiamo conservare questo patrimonio culturale, ma andarlo a diversificare internazionalmente. Quindi non solo in Paesi core, ma anche in titoli e valute di Paesi emergenti, in real estate in Paesi e settori guidati da economie che crescono ancora, con un investimento in private equity di eccellenze italiane, ma anche asiatiche.
Lo fanno le grandi Endowments americane, da anni, con rendimenti di tutto rispetto ed in linea con le proprie esigenze erogative: il 57% degli asset delle fondazioni con oltre 1 miliardo di dollari sono investiti in strumenti alternativi, con punte al 30% in fondi di private equity e del 25% in fondi hedge e absolute return.

Quali sono i rischi principali in cui, nel panorama finanziario del momento, possono incorrere gli investitori istituzionali in Italia?
I titoli di stato sono stati, e sono tuttora, la componente principale dei portafogli istituzionali. Il possibile appiattimento delle curve dei tassi implica il rischio di non permettere alle assicurazioni e ai fondi pensione di coprire le passività future attraverso rendimenti accettabili. Ne consegue la necessità di ricercare non solo alpha altrove ma anche e soprattutto decorrelazione. Portafogli flessibili, long short e market neutral stanno gradualmente entrando nel linguaggio comune e diventano oggetto di selezione in previsione di allocazioni sempre più importanti dei portafogli istituzionali.

Quanta importanza possono avere gli alternativi in un portafoglio d'investimento, considerando la situazione attuale del mercato?
Nel mondo in cui operiamo, la componente azionaria si è attestata su livelli sempre più cari e i rendimenti delle obbligazioni sono scesi ai livelli più bassi della storia fino a diventare, in alcuni casi, negativi. I rendimenti attesi per le asset class tradizionali, e di conseguenza i rendimenti attesi per i tradizionali mandati bilanciati, sono ragionevolmente lontani dalle aspettative, ma soprattutto dalle esigenze dei consigli di amministrazione chiamati a rispondere alle esigenze degli aderenti. Non è necessario rinnegare il passato; tuttavia, la graduale esposizione ad asset class alternative potrà riportare gli investitori su un sentiero di maggiore sostenibilità delle proprie liabilities.

Quali sono i punti di forza della vostra filosofia d’investimento e della vostra impostazione nella gestione dell’asset allocation?
La filosofia di investimento di Pictet è ispirata alla prudenza, ovvero al superamento del benchmark assegnato in termini di rapporto rischio/rendimento (Indice di Sharpe). A tal fine, la costruzione dei portafogli tiene conto dell’evoluzione delle correlazione tra attivi, elemento cruciale nel determinare la robustezza della performance complessiva.
Di norma, la gestione parte da scelte attive di allocazione tra attività finanziarie strategiche, cioè la scelta di posizionamento tra liquidità, azioni e obbligazioni nominali e/o reali (asset allocation di primo livello). Per tali decisioni di tipo ‘Top-Down’ ci basiamo su analisi di scenario politico-economico, su strumenti proprietari di valutazione finanziaria e al contempo ci avvaliamo delle informazioni sul posizionamento degli operatori di mercato e sulla generale percezione del rischio degli investitori finanziari (Risk Sentiment).

Quali sono le soluzioni più innovative che offrite ai vostri clienti istituzionali in relazione al mercato italiano?
Il team di gestione italiano è parte integrante del Comitato di Investimento di PAM (PSU - Pictet Strategy Unit) e ha accesso alle analisi condotte da economisti e gestori di Pictet di cui si avvale nel proprio processo di asset allocation, unitamente a ricerca esterna in particolare dei più autorevoli organismi internazionali di previsione (IMF, FSF, OCSE, Banche Centrali, BIS, etc). Il processo di Asset Allocation Tattica, elaborato per perseguire un approccio di investimento robusto ed efficiente nel contesto tipico di un investitore istituzionale italiano, si fonda su tre caratteristiche fondamentali: robustezza dell’approccio di investimento, diversificazione e controllo della volatilità.
Inoltre, il team di relazione con la clientela istituzionale garantisce la vicinanza culturale e la comprensione delle dinamiche tipiche dell’investitore italiano. Questo si traduce in un'offerta di servizi dedicata, non solo sul fronte investimenti, ma anche su quello di controllo del rischio, reporting, legale e amministrativo.



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