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Martedì 17 Ottobre 2017

Ultim’ora

Il codice del terzo settore e la sanità integrativa

di la redazione
10/10/2017

Un interessante approfondimento pubblicato sul blog del Mefop approfondisce gli impatti della riforma del terzo settore sui fondi sanitari ( è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 agosto il D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117, che attua la delega contenuta nella legge 6 giugno 2016, n. 106) .

Gli Enti del Terzo settore saranno obbligati, per definirsi tali, all’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore. Viene infine costituito, presso lo stesso Ministero, il Consiglio nazionale del Terzo settore, nuovo organismo di una trentina di componenti (senza alcun compenso) che sarà, tra l’altro, l’organo consultivo per l’armonizzazione legislativa dell’intera materia.

Gli Ets, con l’iscrizione al registro, saranno tenuti al rispetto di vari obblighi riguardanti la democrazia interna, la trasparenza nei bilanci, i rapporti di lavoro e i relativi stipendi, l’assicurazione dei volontari, la destinazione degli eventuali utili. Ma potranno accedere anche a una serie di esenzioni e vantaggi economici previsti dalla riforma.

Alcune norme presenti nel decreto, si osserva, potrebbero indurre a ritenere il codice applicabile ai fondi sanitari e agli enti bilaterali diversi dai fondi pensione, esclusi, invece, dalla nozione di “interesse generale,” che trova specificazione nell’art. 5 del decreto delegato n. 117/17.

Nell’elenco delle attività di interesse generale si ritrova, invece, l’attuazione degli interventi e l’erogazione delle prestazioni sanitarie (oltre che alle prestazioni socio-sanitarie).Tuttavia, seppure dalla lettura del testo emerge chiaramente l’intento del legislatore delegante di dare la massima estensione possibile al terzo settore, è pur vero che occorre far chiarezza sulla portata della nozione di terzo settore e sulla sua limitata sovrapponibilità a quella diversa di “welfare contrattuale” - e più tecnicamente di bilateralità.

In questa prospettiva viene però evidenziato come nella normativa si esplicita l’esclusione dal terzo settore, non solo delle formazioni ed associazioni politiche, dei sindacati e delle associazioni professionali o di rappresentanza di categoria, ma anche l’esclusione degli “enti sottoposti a direzione e coordinamento o controllati dai suddetti enti".

Questo riferimento potrebbe avvalorare una esclusione di tutto il sistema della bilateralità, nel cui ambito si collocano i fondi sanitari di origine professionale. Diversa risulta invece la posizione delle società di mutuo soccorso, per le quali il codice disciplina sia l’esclusione sia la possibilità di trasformazione volontaria in enti del terzo settore.



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