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Martedì 13 Novembre 2018

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Guida Ivass a regolamentazione prudenziale del settore assicurativo

di Elisabetta Ferlo
28/11/2016

Dal primo gennaio 2016 il sistema di vigilanza sulle assicurazioni in Europa, e quindi in Italia, ha adottato un nuovo paradigma definito, sinteticamente, sistema risk-based poiché "mette al centro dell’attenzione del supervisore, come dell’impresa e del mercato, la qualità e quantità di rischio che ogni impresa si assume con le sue decisioni di impegno verso gli assicurati e di investimento delle disponibilità finanziarie".

E’ quanto si legge in un'interessante ed utile Guida esplicativa del nuovo regime introdotto da Solvency II elaborata dall’Ivass. La pubblicazione sintetizza in modo “volutamente poco tecnico e sperabilmente accessibile a tutto il mondo degli stakeholders che oggi include, considerata l’importanza dei contratti assicurativi nella vita di tutti i giorni, anche il vasto pubblico dei comuni cittadini”.

La Guida analizza in primo luogo la transizione da Solvency I a Solvency II, passa poi ad approfondire i principi introdotti dalla nuova disciplina prudenziale per andare più nel dettaglio a prendere in considerazione i tre pilastri della nuova regolamentazione prudenziale.

Solvency II - come mette in evidenza la Guida dell'Ivass - è stata costruita su tre pilastri. Il primo fissa i requisiti quantitativi del nuovo sistema di vigilanza. Non si guarda solo al capitale, ma anche alla corretta valutazione di tutte le obbligazioni nei confronti degli assicurati, alla diversificazione degli investimenti e alla loro coerenza con le passività e con l’appetito per il rischio definito dal vertice, alla profittabilità e sostenibilità nel tempo dei prodotti offerti, alla capacità di mitigare i rischi tecnici e finanziari.

"La solvibilità di un’impresa assicurativa è tuttavia concetto ancora più ampio, - prosegue la Guida dell'Ivass - e si ottiene ottemperando anche a requisiti di ordine qualitativo (il secondo pilastro di Solvency II) che riguardano il governo societario e la funzionalità dei consigli di amministrazione e a requisiti informativi e di confronto con il pubblico (il terzo pilastro)".



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