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Martedì 13 Novembre 2018

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Gli italiani spendono 34,5 miliardi per curarsi privatamente

di la redazione
26/10/2016

L’Italia continua a distinguersi per una consistente spesa sanitaria privata, che impatta direttamente sulle tasche dei cittadini, come emerge dai dati presentati in occasione dell’Health Insurance Summit, secondo cui la spesa sanitaria privata pro-capite è di oltre 570 euro all’anno (che si sommano ai circa 1800 euro pagati attraverso le tasse per il SSN).

Nel 2015 gli italiani hanno dunque impiegato oltre 34,5 miliardi per curarsi privatamente, una vera e propria manovra finanziaria. Si conferma poi una cronica sottoassicurazione con solo due italiani su dieci che hanno sottoscritto una polizza sanitaria integrativa, spesso legata a dinamiche lavorative, come i benefit aziendali o sottoscritta dalle fasce più abbienti della popolazione.

Particolarmente allarmante è poi il trend di spesa legato alla non autosufficienza della popolazione anziana, sempre più sostenuto dalle famiglie, che ne coprono il 43 per cento del totale. In via prospettica va anche considerato come il disgregarsi del nucleo tradizionale della famiglia “è destinato a ridurre la rete di solidarietà che ha concesso a milioni di italiani di permettersi delle cure e, allo stesso tempo, il deficit finanziario dello Stato non appare in grado di poter sostenere questa spesa crescente”.

La proposta che è emersa, in particolare da parte di RBM Salute, è quella di dare vita e attivare l’ASSI, acronimo di Assicurazione Sanitaria Sociale Integrativa, un secondo pilastro sanitario, che possa affiancarsi al Servizio Sanitario Nazionale, salvaguardando l'universalismo e l'equità del sistema con l’obiettivo di ridurre del 50%, circa 17 miliardi in un triennio, il costo delle cure private per le famiglie italiane.

Di particolare rilievo infine viene ritenuta essere la promozione di uno stile di vita sano e la diffusione di programmi di prevenzione e diagnosi precoce, in grado di garantire un ritardo dell’insorgenza delle patologie di circa 10 anni, con un potenziale risparmio del 30% dei costi sanitari.



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