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Domenica 19 Novembre 2017

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Coface pubblica la Mappa Rischio Paese 2017

di la redazione
22/02/2017

Nonostante la recente ripresa economica, quest’anno l’incertezza continuerà a dominare il clima economico, come emerge dalla Mappa Rischio Paese 2017 di Coface. Secondo l'analisi, la debole crescita del commercio mondiale (prevista a +2,4% per il 2017, dopo una media di +2,2% tra il 2008 e il 2015 e di +7,0% tra il 2002 e il 2007) potrebbe essere ulteriormente frenata dal ripresentarsi di misure protezioniste, a seguito dell’elezione di Donald Trump.

Nel breve termine, queste misure dovrebbero avere effetti più contenuti sull’economia americana alla fine del ciclo (+1,8%) rispetto ad altri paesi che esportano in misura consistente verso gli Stati Uniti: America centrale (in particolare Honduras, El Salvador, Messico ed Ecuador) e alcuni paesi asiatici (Vietnam, Tailandia).

Inoltre, il rischio politico sarà nuovamente fonte di preoccupazione nel 2017. Fra le economie avanzate, è l’Europa che si confronta con le maggiori incognite politiche, dato il numero di scadenze elettorali decisive e l’attesa per le esatte modalità della Brexit.

Nell’ultimo anno l’indicatore di rischio politico europeo di Coface è aumentato in media di 13 punti in Germania, in Francia, in Italia, in Spagna e nel Regno Unito. In caso di uno shock politico rilevante, di ampiezza paragonabile a quella del referendum britannico, la crescita europea potrebbe ridursi di 0,5 punti, come mette in evidenza Coface.

Nei Paesi emergenti, il rischio politico è più alto che mai, alimentato dal malcontento sociale e dal crescente rischio sicurezza. La regione della CSI, a causa della Russia (con uno score di 63% su 100% nel 2016), e la regione Nord Africa/Medio Oriente (con Turchia e Arabia Saudita entrambe al 62%) presentano i rischi più elevati fra tutti i maggiori paesi emergenti.

Il rischio sicurezza (che comprende gli atti di terrorismo, i conflitti e gli omicidi) è un nuovo componente dell’indicatore di rischio politico emergente. Non sorprende che sia più alto in Russia e in Turchia.

Inoltre, l’elevato indebitamento delle imprese minaccia il settore bancario nei paesi emergenti incrementando il rischio credito, un aspetto che si manifesta in modo diverso a seconda dei vari Paesi.

Nelle economie avanzate - secondo l'analisi di Coface - il livello delle insolvenze d’impresa dovrebbe continuare a ridursi. Unico neo, la creazione di nuove imprese resta spesso al di sotto dei livelli pre-crisi: -19,8% in Germania, -5,1% negli Stati Uniti e -4,1% in Italia (variazione tra il 2015 e il picco del periodo pre-crisi). I finanziamenti concessi alle imprese fortemente indebitate limitano la disponibilità di risorse per le imprese più giovani in forte crescita.

L’indebitamento eccessivo delle imprese coinvolge anche i Paesi emergenti. Le imprese emergenti sono fra le più indebitate (oltre il 160% del PIL) e il loro debito è aumentato di 12 punti di PIL fra il secondo trimestre 2015 e il secondo trimestre 2016. Il tasso di crediti in sofferenza del settore bancario cresce nettamente in Russia, India, Brasile e Cina, con un simultaneo irrigidimento delle condizioni di finanziamento.



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