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Martedì 13 Novembre 2018

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Cambia la propensione al risparmio degli italiani

di Elisabetta Ferlo
28/10/2016

Il numero di italiani propensi al risparmio nel 2016 è estremamente elevato, sebbene sia leggermente più basso rispetto all'anno scorso (sono l’88%, contro il 90% del 2015), ma ad essere cambiata è la composizione di questo dato. Infatti, se nei primi tempi della crisi il numero di persone che non vivevano tranquille se non mettevano da parte dei risparmi continuava a crescere, da due anni questa tendenza è in ridimensionamento: nel 2014, infatti, erano il 46%, nel 2015 il 42%, oggi sono il 37%.

Prevalgono, invece, coloro che ritengono sia bene fare dei risparmi senza troppe rinunce e che ora sono la maggioranza assoluta (51%, +3 punti percentuali), a testimonianza di un affievolirsi dell’ansia di non riuscire a mettere via nulla e della propensione, invece, a risparmiare fisiologicamente nel corso della vita quotidiana. E' quanto emerge dai dati dell'indagine annuale di Acri/Ipsos, pubblicata in occasione della 92esima Giornata Mondiale del Risparmio.

Lo studio mette inoltre in evidenza come al contempo sia cresciuta la percentuale di coloro che preferiscono godersi la vita senza pensare a risparmiare: sono l’11% degli italiani (come nel 2006), in aumento rispetto al 2015 (8%).

Riguardo agli investimenti, ancor più che nel passato, chi ha risorse disponibili mostra una forte preferenza per la liquidità, tendenza che riguarda 2 italiani su 3. Inoltre, chi investe lo fa solo con una parte minoritaria dei propri risparmi.

Sembra, poi, che l’investimento ideale non esista più; il 32% ritiene che proprio non ci sia (maggioranza relativa, +5 punti percentuali rispetto al 2015), il 30% lo indica negli immobili (+1 punto percentuale), il 30% indica gli investimenti finanziari reputati più sicuri (-5 punti percentuali rispetto al 2015; un calo dovuto probabilmente ai bassi tassi attuali).

Ultimi, con l’8%, sono coloro che indicano come ideali gli strumenti finanziari più rischiosi (scendono di 1 punto percentuale rispetto al 2015). Il risparmiatore italiano è sempre poi più attento alla (bassa) rischiosità del tipo di investimento (dal 43% al 44%) rispetto alla sola solidità del proponente (dal 28% al 24%) e cresce di 5 punti percentuali l’attenzione ad attività che aiutino lo sviluppo dell’Italia (dal 13% al 18%).

Quello che si delinea è il ritratto di un risparmiatore che rifugge il rischio perché ritiene sempre più di non essere sufficientemente tutelato da leggi e controlli: nel 2016 il 74% parla di norme e controlli non efficaci, mostrando una brusca inversione di tendenza rispetto agli ultimi due anni (era il 58% nel 2015, il 65% nel 2014, il 72% nel 2013) e c’è sempre meno fiducia che la tutela del risparmiatore aumenti nei prossimi 5 anni (il 19% pensa che il risparmiatore sarà più tutelato, mentre il 67% ritiene che lo sarà meno).

Questo spiega come mai, considerando lo scarso rendimento degli investimenti più sicuri, a fronte di un aumento di capacità di risparmio, cresce al contempo la preferenza per la liquidità. Da quanto finora detto si evidenzia una notevole polarizzazione tra chi sta bene ed è sempre più tranquillo nelle scelte di consumo e di risparmio e chi è in difficoltà e non vede miglioramenti nella propria situazione.



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