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Domenica 17 Dicembre 2017

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Aspetti demografici e condizioni di vita nel Rapporto annuale dell’Istat

di la redazione
17/05/2017

L’Istat ha pubblicato il proprio Rapporto annuale che fornisce il consueto ritratto aggiornato del nostro Paese.

Concentrando l’attenzione sullo “spaccato” relativo agli aspetti demografici , l’invecchiamento della popolazione è uno degli aspetti che contraddistinguono il nostro Paese nel contesto internazionale.

Al 1° gennaio 2017 la quota di individui di 65 anni e più raggiunge il 22%. Anche la struttura per età degli stranieri mostra segnali di invecchiamento. L’età media della popolazione straniera è passata da 31,1 a 34,2 anni tra il 2008 e il 2017; l’incremento è stato maggiore rispetto a quello rilevato per la popolazione italiana (da 43,7 a 45,9 anni). Prosegue poi il calo della natalità. Nel 2016 si registra un nuovo minimo delle nascite (474 mila). Il numero medio di figli per donna si attesta a 1,34 (1,95 per le donne straniere e 1,27 per le italiane). Il saldo naturale (cioè la differenza tra nati e morti) segna nel 2016 il secondo maggior calo di sempre (-134 mila), dopo quello del 2015, ma è soprattutto la dinamica demografica dei cittadini italiani a essere negativa, il saldo naturale è -189 mila, quello migratorio con l’estero -80 mila.

Analizzando poi alla componente straniera , al 1° gennaio 2017, i cittadini stranieri residenti in Italia sono stimati pari a poco più di 5 milioni, prevalentemente insediati al Centro-nord. La collettività rumena è di gran lunga la più numerosa (quasi il 23% degli stranieri in Italia); seguono i cittadini albanesi (9,3%) e quelli marocchini (8,7%).

Nel 2016 l’incremento degli stranieri residenti è però molto modesto, 2.500 in più rispetto all’anno precedente, ciò si deve soprattutto all’aumento delle acquisizioni di cittadinanza (178 mila nel 2015).

Andando ai profili sociosanitari, aumenta il numero di anni vissuti senza limitazioni nelle attività della vita quotidiana dopo i 65 anni; da 9,0 a 9,9 per gli uomini tra il 2008 e il 2015, e da 8,9 a 9,6 per le donne. Anche la percezione dello stato di salute mostra un lieve miglioramento al netto degli effetti dell’invecchiamento; si dichiara in buone condizioni il 67,7% della popolazione nel 2016 rispetto al 64,8% del 2009.

Per l’accesso ai servizi sanitari da parte dei cittadini influisce il non aver recuperato i livelli di reddito conseguiti prima della recessione; la quota di persone che hanno rinunciato a una visita specialistica negli ultimi 12 mesi, perché troppo costosa, è cresciuta tra il 2008 e il 2015 da 4,0 a 6,5% della popolazione; il fenomeno è più accentuato nel Mezzogiorno, sia come livello di partenza sia come incremento (da 6,6 a 10,1%).



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