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Mercoledì 21 Novembre 2018

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Andamento spesa previdenziale e sanitaria

di Elisabetta Ferlo
12/08/2016

“Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario” della Ragioneria Generale dello Stato proiettano gli andamenti evolutivi del rapporto fra spesa pensionistica e PIL.

Dopo la fase di crescita conseguente alla contrazione del PIL per effetto della crisi economica, a partire dal 2014 il rapporto fra spesa pensionistica e PIL inizia una fase di decrescita che si protrae per circa un quindicennio. Tale andamento è per lo più imputabile dalla prosecuzione graduale del processo di innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento e alla contestuale applicazione, pro rata, del sistema di calcolo contributivo.

Per il resto, il rafforzamento della crescita economica, supportato sia dall’aumento dei tassi di occupazione che dalla dinamica della produttività, risulta sostanzialmente compensato dai primi effetti negativi della transizione demografica. Nei quindici anni successivi (2030-2044), il rapporto fra spesa pensionistica e PIL riprende a crescere in conseguenza dell’aumento del numero di pensioni. Tale aumento dipende sia dalle generazioni del baby boom che transitano dalla fase attiva a quella di quiescenza, sia dal progressivo innalzamento della speranza di vita.

Quest’ultimo effetto risulta contrastato dai più elevati requisiti minimi di accesso al pensionamento correlati all’evoluzione della sopravvivenza, che si applicano sia al regime misto che a quello contributivo. Oltre ai noti fattori demografici, l’incremento del numero di pensioni è favorito dalla cessazione dell’effetto di contenimento prodotto dal calo dimensionale delle pensioni di invalidità. Nonostante la contrazione della popolazione in età di lavoro, l’aumento dei tassi di occupazione produce una sostanziale costanza del numero di occupati.

Il deterioramento del rapporto demografico risulta solo in parte compensato dalla riduzione della dinamica della pensione media rispetto a quella della produttività che consegue al completamento della fase di transizione verso il sistema di calcolo contributivo. In questi anni, infatti, hanno accesso al pensionamento le ultime coorti di assicurati assoggettati al regime misto e le prime coorti di assicurati integralmente assoggettati al sistema contributivo, i cui importi di pensione risultano pienamente influenzati dalla revisione dei coefficienti di trasformazione.

La decrescita del rapporto tra spesa pensionistica e PIL, nell’ultima fase del periodo di previsione (2045-2060), è dovuta essenzialmente alla progressiva stratificazione delle pensioni liquidate integralmente con il sistema di calcolo contributivo che continua a produrre un contenimento della pensione media rispetto ai livelli retributivi. Tale risultato è favorito anche dall’inversione di tendenza del rapporto fra numero di pensioni e numero di occupati la cui crescita tende ad azzerarsi poco prima del 2050, dove raggiunge il livello massimo dell’87,4%, per poi flettere negli anni successivi.

La spiegazione di tale andamento è da ricercare nella graduale eliminazione delle generazioni del baby boom e nell’adeguamento alla speranza di vita dei requisiti per la maturazione del diritto alla pensione. In quest’ultima fase, cessa l’effetto incrementativo sull’importo medio di pensione prodotto dall’elevamento dei requisiti minimi di pensionamento degli anni iniziali del periodo di previsione, specie in campo femminile, mentre resta l’effetto indotto dall’automatismo che lega gli stessi requisiti minimi alla speranza di vita.



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