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Lunedì 21 Agosto 2017

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Allianz Risk Barometer: quali sono i rischi più temuti dalle aziende?

di Alessia Argentieri
04/02/2016

Al giorno d’oggi le aziende sono esposte a rischi di ogni tipo, sia di natura ambientale, dovuti al deterioramento delle condizioni climatiche e idrogeologiche e alle conseguenti catastrofi naturali che si abbattono di frequente sul nostro pianeta, sia di tipo umano, come malfunzionamenti della catena operativa, conflitti politici e attacchi informatici.

Quali sono, tra questa variegata serie di rischi che minacciano l’attività aziendale, quelli che le compagnie di tutto il mondo temono di più? Cosa spaventa maggiormente i dirigenti e i risk manager delle aziende e come è cambiata la percezione del rischio nel corso degli ultimi anni? Per rispondere a queste domande possiamo analizzare l’Allianz Risk Barometer 2016, che ha esaminato i più importanti fattori di rischio per le compagnie di tutto il mondo, intervistando 824 manager, assicuratori ed esperti di risk management di aziende grandi e piccole provenienti da 44 Paesi diversi.

Secondo il report, al primo posto tra i fattori di rischio percepiti come cruciali dalle aziende c’è l’interruzione del business, che include il pericolo di malfunzionamento della catena di distribuzione e fornitura, fondamentale per assicurare un efficiente svolgimento dell’attività aziendale, e che si riconferma come la minaccia numero uno per il quarto anno di fila.

Seguono poi, nella graduatoria dell’Allianz Barometer, i rischi legati agli sviluppi del mercato, in particolare la volatilità, l’intensificarsi della concorrenza e la stagnazione. In particolare, molte aziende si sentono minacciate dall’intensificarsi della concorrenza, soprattutto da parte di attori di tipo non tradizionale, come le nuove e dinamiche start-up: un fattore che, se senza alcun dubbio si può considerare un driver degli sviluppi del mercato e dell’evoluzione aziendale, rappresenta però anche uno dei rischi più temuti dalle aziende di tutto il mondo.

Il terzo fattore di rischio da cui le aziende si sentono minacciate è costituito dagli attacchi informatici, soprattutto in termini di cyber crime, furto di dati e danni ai sistemi. Questo fattore, per la prima volta al top della classifica, è salito di ben 11 punti percentuali rispetto al Barometer del 2015, dove era solo quindicesimo, e rappresenta il rischio più temuto a livello di previsioni future dalle aziende, che considerano l’alto grado di sofisticazione raggiunto dal cyber crime come la principale minaccia della digitalizzazione.

Secondo i dati di Allianz, il cyber crime da solo costa all’economia globale circa 445 miliardi di dollari all’anno: perdite che si ritiene aumenteranno nel corso del 2016, man mano che questa tipologia di crimine raggiungerà una diffusione e una sofisticazione sempre più elevate.

L’uso di piattaforme informatiche e la diffusione dell’Internet delle cose, che consente di connettere tra loro e alla rete tutti i device che utilizziamo, saranno tra i fattori che faciliteranno il proliferare dei crimini informatici, con un incremento di attacchi a infrastrutture di importanza primaria. Si tratta di minacce difficili da combattere, soprattutto perché le aziende si contraddistinguono per una profonda debolezza interna, dovuta alla mancanza di una conoscenza approfondita della complessità dei rischi, all’incapacità di effettuare una chiara valutazione dei costi che tali attacchi comportano e a limitazioni del budget finalizzato alla protezione informatica.

“Le aziende impiegano in media 90 giorni per scoprire che sono state vittime di un cyber attack, - ha affermato Jens Krickhahn, Practice Leader Cyber & Fidelity di AGCS - e spesso l’incidente non viene neanche identificato dall’azienda, ma da un cliente o un azionista, il che rappresenta un’altra ragione per cui il cyber risk costituisce una minaccia così grande per la reputazione di una società.

"Inoltre, - ha proseguito Krickhahn - il fatto che le aziende si accorgano dell’entità dei danni quando è ormai troppo tardi per intervenire, rende la prevenzione assolutamente essenziale nella IT security. Gestire il cyber risk deve diventare una parte essenziale della strategia di risk management di ogni azienda”.

Il panorama dei rischi che emerge dall’Allianz Barometer è dunque dominato da paure relativamente nuove, che hanno sostituito quelle tradizionali, in seguito ad un cambiamento nella percezione del rischio, trainato dalla nuova tendenza delle aziende a dare minore importanza a minacce di tipo tradizionale, come ad esempio le catastrofi naturali e gli incendi.

Infatti, i disastri ambientali sono scesi di due posizioni nella classifica di Allianz perdendo sei punti percentuali e collocandosi solo al quarto posto, in seguito anche alla riduzione delle richieste di compensazioni scese a 27 miliardi di dollari nel corso del 2015, il livello più basso dal 2009. Anche gli incendi e le esplosioni, un’altra tipologia tradizionale di rischio, hanno perso posizioni nella classifica rispetto all’anno precedente, passando dalla terza all’ottava posizione.

Un elemento di grande rilevanza che emerge dall’Allianz Risk Barometer è rappresentato poi dalla crescita dell’interconnessione dei rischi, che in un mondo altamente globalizzato, caratterizzato da complesse ramificazioni e interdipendenze, può comportare un potenziamento e un aggravarsi dei danni, sviluppando un pericoloso effetto domino dalle conseguenze potenzialmente devastanti. Per esempio, come sottolinea il report, incidenti a livello di sicurezza informatica o problemi dovuti all’instabilità politica possono avere gravi implicazioni anche a livello di interruzione del business, arrivando a bloccare l’attività aziendale e mettendo in crisi i modelli di business consolidati.



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